percorso interiore

L’attuale situazione di crisi è, soprattutto, un problema spirituale: non esistono al momento tecnologie capaci di fermare il processo a cui stiamo assistendo e a cui stiamo contribuendo. Quindi bisogna partire da dentro noi stessi.

Prima di tutto, occorre capire, con profonda onestà interiore, se e quanto queste problematiche ci sembrino reali, degne di attenzione ed azione, nonché se siano un’emergenza o meno.

Quindi, la prima domanda è: cosa penso davvero sull’attuale situazione del pianeta? Siamo di fronte ad una crisi? Mi rendo conto di essere nel mezzo di una estinzione di massa? E sento la necessità di agire?

Se sì, continuate pure a leggere; altrimenti, basta anche fermarsi qui.

Seconda domanda: che relazione ho con Terra, il pianeta vivente in cui viviamo? Ne sono il padrone? Lo schiavo? Esiste, nella mia coscienza quotidiana, la consapevolezza del mio posto in questo sistema globale? Come? Che emozioni e sensazioni mi suscita? Ho mai sperimentato la totale fusione con ciò che mi circonda e mi tiene in vita? Sono più forte io? Sono il salvatore e protettore dell’ambiente? O è l’ambiente che salva e protegge me? (Al di là della propria religione, questo resta valido.)

Terza domanda: in che paradigma mi riconosco: quello dualistico, del conflitto, dell’io / noi contro…, della ragione e del torto, dei vincenti e perdenti, dei giusti e degli sbagliati? Oppure quello dell’uno, in cui siamo tutti parte della stessa forza vitale, per cui se un gruppo vince a scapito di un altro, non c’è vera vittoria? Sono pronto a vedere nei figli degli altri i miei figli e a trattarli come tali?

Quarta domanda: cosa penso del mio potere personale? Non si può non cambiare il mondo, qualsiasi azione compiamo crea davvero la realtà in cui viviamo. Se continuo a lavorare senza sapere bene perché, se continuo a comprare banane, vestiti, tecnologia, giocattoli ecc. senza la totale consapevolezza del sistema che le produce, con le sue profonde ingiustizie e con la sua incredibile creatività, sto oggettivamente creando una realtà in cui la schiavitù, anche infantile, è tollerabile ed utile, in cui accetto che enormi quantità di doti umane vengano usate per creare un nuovo telefonino piuttosto che per dar da mangiare a tutti (questo no nsi intende come essere anti-tecnologia, è solo una riflessione delle priorità attuali) e in cui le risorse a nostra disposizione possono essere usate e distrutte senza conseguenze.

Alllo stesso modo, se riprendo il mio potere, anche operando in armonia con altri intorno a me, posso radicalmente e velocemente cambiare l’intera struttura socio-economica che gli umani hanno creato (e che quindi possono modificare a loro piacimento): sento l’immensità di questo potere? La responsabilità che ne consegue? Mi fa paura? Sono pronto ad accoglierne le potenzialità? Ho il coraggio di usarlo? A quale costo personale?

Quinta domanda: sono pronto ad ammettere che potrebbe già essere troppo tardi? Cosa mi provoca questo? A parte morire (che tocca a tutti), quali paure mi suscita? O forse mi galvanizza all’azione? Sono interessato a creare possibile nuclei per la sopravvivenza umana in armonia con il pianeta ed altri esseri umani? Oppure…? A quale costo personale?

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